L'AMBASCIATORE LONGOBARDO

L'AMBASCIATORE LONGOBARDO

Una delle porte laterali della grande Sala delle Udienze della corte del Duca di Baviera si aprì ed una giovanissima donna fece il suo ingresso.
Il brusio che era nella sala tacque di colpo ed un silenzio ammirato scese sui presenti: quella giovane era la principessa Teodolinda che veniva a ricevere l’omaggio degli ambasciatori del bellicoso popolo dei Longobardi, inviati da re Autari per chiederla in moglie.
Teodolinda era bellissima. Il volto era dolce, roseo e come di porcellana; due occhi di un profondo azzurro lo illuminavano ed una cascata dei capelli biondi, trattenuti sul capo da una corona d’oro, lo incorniciavano. La figura era snella ed armoniosa e dava classe allo stupendo e prezioso abito di gala che indossava con innata grazia.
Portava una lunga e candida tunica ricamata in oro, trattenuta in vita da una cintura, anche questa d’oro e impreziosita da gemme. Sulle spalle un preziosissimo scialle di tessuto dorato, era trattenuto sul seno da uno splendido gioiello.
Avanzò nella sala fiera e timida al contempo, seguita da uno stuolo di  ancelle.
I presenti, dame e cavalieri, si inchinavano al suo passaggio e le facevano ala mentre, la mano in quella del padre, il Duca di Baviera, si dirigeva verso il trono su cui si sarebbe seduta per ricevere i doni degli ambasciatori longobardi.

Quel matrimonio era una delle tante manovre politiche nel gioco delle alleanze. Al Duca di Baviera, minacciato ai confini dai Franchi, occorreva un forte alleato; dal canto loro, i Longobardi si assicuravano alle spalle un potente alleato.
Erano giunti a Pavia, capitale del Regno, con ricchi doni per colei che sarebbe diventata la loro regina. Erano in sei, tra i più nobili di quel popolo guerriero.
Piegarono il ginocchio al passaggio della principessa e la giovane gettò verso di loro un timido sguardo, con un’ombra di
curiosità e non solo quella: era anche un po’ intimorita. Quegli uomini erano lì per lei con doni, è vero, ma anche per giudicarla e riferire al loro Re.
Era gente fiera, sapeva. Era un popolo di guerrieri guidato da un Re Guerriero, di cui lei sarebbe diventata presto la sposa, ma era anche un popolo a cui mancava la raffinatezza della corte bavarese.
Guardava le loro nuche, ma non poteva scorgere il  loro volti. Non poteva scorgere le espressioni dei loro volti chini al suo passaggio, ma il loro atteggiamento le parve nobile e fiero. Erano, pensava, sicuramente  gli uomini di fiducia del loro Re. I più prodi. I più coraggiosi. I più nobili.

Con lento incedere continuò ad avanzare ed ecco che, l’ultimo della fila, alzò il capo e la guardò fisso negli occhi.
Teodolinda abbassò subito i suoi e le guance le si infiammarono, un po’ spaventata da  tanta audacia.
Era bastato quello sguardo, però, al suo cuore, per farlo battere precipitosamente: l’Ambasciatore di re Autari era veramente di aspetto bellissimo.
Con dolce turbamento si sorprese a pensare che quello straniero sarebbe presto diventato uno dei suoi sudditi ed avrebbe giurato fedeltà nelle sue mani.
I suoi occhi azzurri erano come il cielo, pensava, e la guardavano con insistenza, ma senza impertinenza; al contrario, c’era in essi profonda ammirazione e un aperto sorriso sulle sue labbra.

Teodolinda raggiunse il trono, sedette ed aspettò l’omaggio.
Il primo ad avvicinarsi fu proprio il giovane, audace ambasciatore.
Ora, in piedi, egli si mostrava in tutta la possanza del fisico. Era alto e atletico; le spalle  erano robuste e forti.
Mentre le si avvicinava, il cuore della principessa tremava.
Il giovane ambasciatore si inginocchiò ai suoi piedi e porse il dono: un astuccio contenente un bracciale che tese con rispettoso gesto. Era d’oro e tempestato di rubini.
“Te lo manda il mio Re. - disse e la sua voce maschia e profonda turbò ancor di più la principessa – Ha saputo che il rubino è la gemma che la sua futura sposa predilige fra le altre.”
“Ringrazia il tuo Rw, nobile signore.” rispose Teodolinda.
“Dolce principessa, - il giovane ambasciatore continuava ad accarezzarla con lo sguardo e la dolcezza della voce. Tutto in lui indicava il guerriero forte e rude, ma la cortesia e il garbo dei modi lo rendevano agli occhi della raffinata principessa bavarese un vero gentiluomo – Anche io, Guadaldo, capitano del mio Re, mi permetto di farti un dono. – il bel longobardo tese un pacchetto che aprì mostrandone il contenuto: uno splendido ventaglio di piume con l’impugnatura d’oro tempestata di pietre preziose – Accettalo, ti prego.”
La principessa lo guardò per un attimo titubante ed incerta, ma il sorriso di quel bel giovane, chino ai suoi piedi, era così disarmante.

 

 

                                                     

Come tutte le donne del suo tempo, la principessa Teodolinda aveva per i ventagli una vera passione. Rispose con un sorriso poi un fremito sconosciuto la percorsa tutta quando, nel prendere lo splendido dono, le sue mani sfiorarono quelle brune e forti del bell’ambasciatore.
“Il tuo è stato un pensiero assai gentile, nobile Guadaldo – disse, ritirando la mano e posando il ventaglio in grembo – Ti ringrazio.”
Il giovane chinò il capo poi si alzò per far posto agli altri ambasciatori, ma non staccò mai lo sguardo  dal volto di lei.

Molto turbata, Teodolinda si  sorprese a desiderare di custodire quel dolce, sconosciuto turbamento lontano da sguardi indiscreti e quando, più tardi, la nutrice venne a prepararla per il banchetto, la trovò davanti alla finestra che guardava di fuori presa da dolci fantasticherie.
“La mia piccola principessa… il mio piccolo fagottello biondo… - la nutrice la trattava sempre come fosse ancora una bambina – Presto lascerà questo castello.”
“Nutrice…”
“La mia agnelletta sta per diventare una donna maritata…Oh, Dio… mi pareva così lontano questo momento…”
“Diventerò sposa di un uomo forte e valoroso…”
“Diventerai Regina… - la interruppe la nutrice – Diventerai Regina.”
Un’ombra passò nello sguardo della principessa, di ansia e trepidazione.
“Come sarà il mio futuro sposo, nutrice? Che aspetto avrà?”
“Lo sanno tutti che re Autari è un giovane di bell’aspetto, mia piccola colomba. E’ un soldato valoroso e farà di te una grande Regina.”
“I suoi ambasciatori sono cavallereschi e gentili.”
“Soprattutto quello giovane e biondo. – sorrise la nutrice – Sembra adorarti, piccola mia. Hai già trovato un fedele servitore.”
“Sono un po’ spaventata. Credi che sarò la benvenuta alla corte di re Autari?”
“Sarai la benvenuta.”
“Ho qualche timore… Re Autari ha scelto per i suoi sudditi una Regina straniera e cattolica.”
“Tu li conquisterai. Re Autari non farà pesare sulla tua bella testolina che il peso della corona di Regina, piccola mia… Ma adesso bando alle ciance. Bisogna acconciarti per il banchetto… La principessa di Baviera deve essere bellissima agli occhi degli ambasciatori del loro Sovrano. – la nutrice batté le mani per chiamare le ancelle – Un bagno profumato per il mio fiorellino.”


La principessa Teodolinda si sottopose di buon grado alle cure necessarie poi indossò una veste verde smeraldo con cintura e nodi dorati. Lasciò i capelli sciolti sulle spalle, secondo l’uso riservato alle donne non sposate, ma li divise sulla fronte da due file di  perle; le stesse che le ornavano collo e braccia.

Al braccio del padre, più tardi, raggiunse l’ampia sala del banchetto dove i commensali erano già in attesa e il banchetto ebbe inizio.
Il Duca sedeva a capotavola; accanto a lui avevano preso posto tre degli ambasciatori, tra cui il bel Guadaldo. Dall’altro capo della tavola sedeva la principessa con a fianco gli altri tre.
Il banchetto si protrasse fino a notte inoltrata e durante tutto il tempo, il bell’ambasciatore longobardo non staccò mai, nemmeno per un attimo, lo sguardo dal volto della principessa.
Quando, terminato il banchetto, Teodolinda si ritirò, ma si portò  dietro e nel cuore quello sguardo.
“Non devo più pensare a quel giovane. – Il suo sguardo è ardito, ma io devo distrarlo dal mio cuore.”
Però, per tutta la notte non chiuse occhio.