Cap. II - parte seconda

Cap.  II  - parte seconda

Osor lasciò le ombre e si fece avanti.

Il chiarore lunare, filtrando nella stanza attraverso le  tendine che schermavano la finestra andò a colpire alle spalle la prodigiosa creatura, inondandone la figura di un alone d’argento. Come sempre, il suo aspetto riportò alla mente della ragazza, quello di un antico guerriero galate: possente e particolare.
Nella semi oscurità che permetteva appena di distinguere le cose, il  volto del Guardiano-della-Soglia era poco più di una macchia scura, ma lo sguardo, mentre fendeva l’aria, pareva di vetro fuso.
Isabella di corsa lo raggiunse e gli buttò le braccia al collo.
Osor abbassò lo sguardo, restando immobile. Impassibile. Non un solo muscolo del volto si mosse, ma, nell’incontrare i suoi occhi, Iabella li vide sfavillare come fulmini in un cielo di piombo.
“Aspetta qui – Isabella si sciolse dall’abbraccio e si staccò da lui per dirigendosi verso la porta – Vado a chiamare Alì.”
Un attimo dopo era nel corridoio, diretta verso la camera del ragazzo, a pochi metri dalla sua.

Mentre bussava e concitatamente chiamava l’amico, vide il fratello Alessandro provenire dal fondo del corridoio.
“Alex… Alessandro.” Chiamò subito.
Il professore non era da solo; con lui c’era una donna araba bella ed affascinante.
Agile e snella, si muoveva con passo scattante e quando fu vicino ad Isabella, tese la mano e la ragazza pensò di non aver mai visto prima mani più belle ed affusolate. Guardandola attentamente si disse anche che quella giovane aveva un fisico adatto più ad una modella che ad un’archeologa, qualifica con cui il fratello gliela presentò.
“La dottoressa Fatma. – disse Alessandro, poi – Che cosa c’è, piccola?”
“E’ tornato Osor.” rispose lei d’un fiato.
“Ohhh!” non riuscì a trattenersi il giovane.
“Chi è Osor?” domandò Fatma.
La porta che si apriva e il volto attonito di Alì che chiedeva, concitato, di questo Osor, dovette proprio incuriosire la donna che domandò ancora:
“Chi è questo Osor?”
I tre si scambiarono uno sguardo.
“Ti conosco bene, Fatma e so che sai tenere un segreto…- esordì Alessandro - un segreto sconvolgente per la vista.. l’udito e lo stesso raziocinio.”
“E cosa sarà mai! - sorrise la donna; sorrideva spesso, cosa che accresceva il suo già particolare fascino: Fatma era come quei fiori carnosi, profumati e dal colore intenso – Mi sono imbattuta tante volte in cose strane e inconsuete, nella mia vita.”
“Oh.oh… - ridacchiò Alì poi, schiarendosi la voce – Non definirei proprio una cosa  strana ed inconsueta il nostro amico Osor.”
“E allora?”
“Prima di dirti chi è Osor,  – interloquì Alex – voglio presentartelo.”

Trovarono Osor ancora immobile presso la sponda del letto, così come Isabella lo aveva lasciato: gambe divaricate, braccia conserte. I contorni del volto, marcati e decisi, parevano tagliati dallo scalpello.
“E’ lui, Osor.” disse Isabella avvicinandosi alla creatura.
“Bene! – fece la donna- Questo aitante giovanotto è un tipo sicuramente interessante, ne convengo. E’ un attore? E’ qui per la Rappresentazione storica di questa sera?”
Fatma indicò lo shendit maculato che gli cingeva i fianchi.
“Quello non è un costume scenico. – spiegò Alì  - E lui non è un attore.”
“No?” fecce eco la donna.
“No! Osor è un prodotto della magia degli antichi egizi. – continuò il ragazzo – E’ il Guardiano creato dai Sacerdoti per proteggere la tomba della principessa Nefer. E’ il simulacro in legno del Guardiano…”
“Come scherzo – lo interruppe la donna – potrebbe essere divertente: - poi rivolta alla creatura – E tu, giovanotto, non dici nulla? Chi sei?”
“Io sono Osor, Guardiano-della-Soglia…”
“Parli come un robot. – la dottoressa interruppe anche lui – Non ditemi che questo aitante giovanotto è un robot con addosso vesti ed acconciature dell’antico Egitto.”
“Oh, beh!… la moderna tecnologia ha clonato la pecora Dolly, ma non si è ancora spinta così oltre… si spera eh.eh.eh.” scherzò Alex 
“La moderna tecnologia, no, – intervenne Alì – ma la magia degli antichi egizi, forse sì!  E se fossero riusciti a manipolare la materia? Lui è stato scolpito nel legno e…”
“che favole stai raccontando, ragazzo? Non sarai anche tu di quelli che tirano fuori teorie strane e balzane come un  mago tira conigli dal suo cilindro, ah.ah.ah – rise la donna – Scolpito nel legno come  il Pinocchio  di quel racconto…”
“No, dottoressa. – insisteva il  ragazzo – Lui parla e cammina… se possiede un’anima, questo  non lo so, ma è come una macchina dalle fattezze umane. Lo tocchi. Lo tocchi. Non c’è alcun battito cardiaco.”
Fatma allungò una mano.
La ritrasse subito: era allibita.

“Allah di Misericordia! – esclamò – Ma chi è?… Che cos’è? Scherzavo prima, quando parlavo di robot.”
“Lui deve essere un prodotto delle antiche, straordinarie conoscenze di quelle grandi menti. – spiegò il professore - Noi pensiamo sia stato “creato” per proteggere il sepolcro  della principessa Nefer e pensiamo che egli abbia scambiato Isabella per la principessa Nefer, vista la loro straordinaria rassomiglianza.”
“Perché è qui, adesso, e non accanto al sarcofago della principessa?” replicò la dottoressa Fatma.
“Forse, – interloquì Alì -  Osor crede che Isabella sia in pericolo.”
“Qualcuno ti minaccia, piccola?” domandò alla sorella il professore.
“No. – rispose Isabella – Credo, però, di sapere perché Osor sia qui. Ho letto il “Libro dei Morti” della principessa Nefer, che Hammad ha tradotto per me e mi sono soffermata sorprattutto su una formula.”
”Quale formula?” chiesero in coro.
“Quella per animare le statue ushabtiu. L’ho recitata a lungo cercando di dare alla voce la giusta intonazione.”
“Ma certo! Come il “Giusto di voce” – interloquì Hammad. che faceva il suo ingresso proprio in qual momento e che, come gli altri non seppe nascondere l’emozione di quell’incontro – Ho sentito quello che stavate dicendo e sono d’accordo con Isabella. Sì! Il chery-webb, il “Giusto di voce” doveva recitare la formula in tono corretto se voleva dare efficacia alle parole.”
“Proprio così! – convenne il professore – Per svegliare lo spirito delle ushabtiu, però, non bastavano le formule: occorreva  recitarle con l’intonazione giusta della voce.”
“Come il muezzin dall’alto del minareto.. eh.eh.eh..” Alì provò a smorzare l’eccitazione collettiva.
“Già! – fece Isabella – Senza la giusta intonazione di voce, la “forza vitale” sarebbe rimasta nell’inchiostro steso sul papiro o nella forma data al legno o alla pietra… Non è così, Alex?”
“E’ quello che i testi asseriscono.”
“Cosa si fa, dunque?” sollecitò Fatma.
“Questa non è la prima volta che il miracolo si ripete. – confessò Alessandro – Già lo scorso anno è avvenuto, benché attraverso altre sollecitazioni. Quando scoprimmo la tomba, per chissà quale arcana combinazione, la statua del Guardiano prese vita e si pose al fianco di Isabella, credendola il Ka della principessa.”
“Volete dire…” fece la donna.
“Sì! Fu allora che scomparve dal Museo, - la interruppe Alessandro - per poi ricomparire alla fine dell’estate, quando Isabella tornò a scuola e tutti credettero a dei ladri pentiti.”