CAPITOLO V - LA BARRIERA DI CORALLO ( prima parte)

CAPITOLO  V  -  LA BARRIERA DI CORALLO  ( prima parte)


Proprio mentre l'acqua gli si ricongiungeva sopra la testa, sir Richard si sorprese in qualche considerazione.
"Se l'uomo non avesse ubbidito alla Natura che lo vuole più rettile che anfibio, -stava pensando, guardandosi intorno -  ora io non sarei qui a sprofondare in questa immensità di meraviglie nascoste. .. Chissà! Forse un giorno gli uomini potranno davvero muoversi nel mare come sulla terra nei modi fantastici raccontati da quel francese... Per tutte le balene! Come si chiama?... Ah, sì! Verne...Si chiama Verne.."
Si girò in direzione del compagno, Ashraf, che nuotava accanto a lui e  che  con un braccio gli indicava qualcosa.
Alzò il capo: una nuvola d'argento fosforescente oscurava la luce che filtrava debole. Era un branco di minuscole meduse con ombrella semisferica: condido ventre per sfuggire ai predatori  dall'alto e  dorso scuro per sfuggire a quelli dal basso. Era tempo di migrazione.
Cinque o sei metri.
Davanti a lui, Akim guizzava come un pesce.
Era sorprendente quel ragazzo, pensava: acqua e sabbia parevano essegli elementi congeniali in egual  misura.
Otto. Nove. Dieci metri.
"Quante similitudini nell'esistenza dell'uomo - si sorprese ancora a riflettere - L'amico Ashraf manovra il suo sambuq come  l'amico Harith spinge il suo cammello... Mare e deserto! E il mal di mare?... Gli uomini di Rashid stanno ritti sulle barche senza accusare malesseri di sorta...  proprio come su un cammello.... Affidate la carovana ad un carovaniere e questi  la guiderà orientandosi con il sole, come il capitano di questo sambuq fa con le stelle..."
Intorno a lui, intanto, la natura esplodeva inimmaginabile.
Era la scogliera corallina. Una catena di scogli che si sporgeva dal fondo per emergere come guglie di cattedrali o  restare nascosta a pelo d'acqua.
Quindici metri.
Per Akim era un'autentica  scoperta; con lo sguardo incredulo che, però, conosce il miraggio, il ragazzo tendeva il braccio verso tutto ciò che lo sfiorava.  Accanto a  lui, con lui, tra le punte più alte dei lunghissimi bracci di corallo rosso,  nuotava un'infinità di specie di pesci di colore e  pinna diversa;  più giù, a strapiombo sotto di loro, la roccia s'abissava per decine di metri, custode gelosa di altri ricchi tesori.
Vide Ashraf puntare deciso verso un grosso ramo di corallo dal colore giallastro: qualcosa doveva aver attirato la  sua attenzione.

Akim si attardò un attimo, incantato da una spinosa stella marina che stava compiendo la sua opera distruttrice sulla struttura fine, delicata e vagamente liberty-rococò di una stupenda madrepora azzurra, poi entrambi raggiunsero Ashraf, seguiti dai guizzi dei pesci che rosicchiavano iintorno alla roccia.
Ashraf aveva staccato qualcosa dal ramo di corallo, contendendolo ad un grosso pesce: era una catena d'oro. I due gli si accostarono; con le gambe Akim sfiorò un ramo del corallo e  si stupì non sentendosi pungere. Al contrario, lo trovò piuttosto morbido. Vinse la tentazione di coglierne un ramo. Sir Richard, invece, non ci riuscì e con uno strappo energico ne portò via un ramoscello poi, muovendosi senza peso ed a ridosso di quella roccia,  si accostò ad Ashraf che gli tese la catena ed indicò la superficie sopra le loro teste.
Risalirono, nell'assoluto silenzio di quella giungla rossa e gialla, a tratti interrotta dall'azzurro della madrepora, così ricca di inimitabile fantasia.
Provando quella serenità mista ad ebrezza che la natura inviolata è capace di donare all'uomo, i tre cominciarono la risalita.

Man mano che procedevano, i colori si accendevano:  rosso, arancio e giallo sempre più smaglianti, blu e verde, sempre più pallidi.
Il primo a riemergere fu Ashraf, guidato dalla chiglia, sia pur confusa, del sambuq poi riemersero anche le teste di Akim e sir Richard; le altre due barche erano già al posto convenuto.
"Amud ha fatto una pesca eccezionale." gridarono da una delle barche, aiutandoli a salire a bordo.
Non era semplicemente una pesca eccezionale: era una pesca fantastica. Era un pesce dalla forma più capricciosa che la natura si fosse divertita ad inventrae: era il contrario di una sirena. Era un pesce che al posto della coda aveva un paio di gambe di donna. Così, parevano e le facce erano tutte stravolte e inquiete.
"Ributtatelo in acqua." suggerì un pescatore.
"Ma perché?" replicò il lord; lo guardarono tutti con espressione di disapprovazione
"Gli abissi del mare hanno i loro custodi. - interloquì Akim che aveva preso posto sul fondo della barca - A nulla varranno i riti con cui abbiamo cercato di propiziarci il mare, se adesso gli portiamo via questa creatura che sicuramente è uno di loro."
"Akim ha ragione! - anche Rashid, dal carattere per nulla impressionabile, si lasciò inquietare dall'aspetto di quella creatura  - Restituiamo al mare ciò che gli é stato tolto senza ragione né volontà!" disse.
Benché superstizioso come ogni buon inglese, sir Richard provò un po' di contrarietà nel veder restituire al mare la sua strana creatura. Sapeva che non gli avrebbero creduto quando un giorno gli fosse capitato di raccontarlo... perché l'avrebbe raccontato.Di questo era certo come era certo del silenzio che invece avrebbe chiuso le bocche dei suoi muovi amici pescatori.