Cap. VII - ultima parte

Cap.  VII  - ultima parte

*************

  “La ilaha illallah…Muhammad Rasula Allah…”
(Non c’è Dio tranne Allah… Maometto è l’Inviato di Allah!”
Il mattino era spuntato sul deserto, carico di brina
Aggirato lo sperone roccioso, dimora di piccole creature del deserto, Isabella, che aveva lasciato la stanza-sepolcro, restò a guardare Alì, inginocchiato sul tappetino cerimoniale, rivolto verso la Mecca, la Città Santa dei Musulmani.
Quand’ebbe finito di recitare la preghiera del mattino, il ragazzo si alzò.
“Buon giorno, Isabella. – salutò, ripiegando accuratamente il tappetino – Dormito bene?”
“Bene, grazie.” rispose la ragazza.
“Dov’è Osor? Sei sola?”
“Veramente…non so dove sia. -Isabella accompagnò le parole con un gesto di diniego, poi riprese, assumendo un’espressione che all’amico parve alquanto insolita –Andò l’Intendente Renzi davanti al Faraone NebkauRa dicendo:
         “Mio Signore, ho travato uno di questi oasiti,  buono a parlare
           in verità. I suoi beni sono stati rubati: egli è venuto a supplicare..”,
“Ma che cosa stai dicendo?” la interruppe il ragazzo              
“Si tratta di un antico racconto didattico. – spiegò Isabella – E’ la storia dell’oasita facondo, contadino povero ma furbo, che, come il personaggio di un racconto medioevale, un certo Bertoldo, riesce a salvarsi il collo grazie alla propria eloquenza.”
“Conosci quel racconto? Dove l’hai letto?”
“Non l’ho letto. Mi sono svegliata questa mattina con strane visioni e questi versi nella mente.”
“Quali visioni? Quelle che ti manda il nostro Osor quando ti tocca la fronte col suo magico indice? – la ragazza annuì, Alì proseguì – Vuoi dire che puoi tornare laggiù senza l’aiuto di Osor? Per la Barba di Maometto! Racconta. Racconta.”
“Si tratta di sogni un po’ confusi. Ricordo chiaramente solo Mertseger… l’Antro di Mertseger. La principessa Nefer parlava con il principe Thutmosis dell’Antro di Mertseger.”
“Mertseger? Non era la Divinità Protettrice della necropoli di Tebe?” osservò il ragazzo.
“Mi pare di si. Nefer e Thutmosis, nei miei sogni parlavano di lasciare il Palazzo di nascosto e raggiungere la Sacra Grotta.”
“Quei due, ah.ah.ah… - rise Alì – dovevano fare una bella accoppiata insieme, ah.ah.ah!”
“Come noi due. Ah.ah.ah!” anche la ragazza rise.
“Che ne diresti di andare anche noi due a quella grotta? – propose Alì - Io so dove si trova. Forse potremmo trovare tracce di quei due.”
“Ne dubito, ma ci andiamo lo stesso.” assentì l’altra.

L’Antro di Mertseger, nel cuore della necropoli di Tebe, si apriva nella roccia lungo il sentiero che dal villaggio di Deir-el-Medina portava alla Valle delle Regine. Era una piccola grotta naturale scoperta ed esplorata durante una campagna di scavi  d’inizio secolo. L’ingresso era ancora, in parte, ostruito da sassi e sterpaglie e le rocce che la circondavano, immote nel tempo, parevano averne protetto il mistero.
I due ragazzi vi giunsero col giorno che andava già formandosi; sulle tonde colline disuguali, il sole aveva preso a navigare incontrastato signore.
“Quante risorse l’uomo ha bruciato per i propri morti.” esordì Alì indicando l’orizzonte roccioso, screpolato di anfratti, che custodiva tombe: pietre riarse che evocavano storie passate e raccontavano la devozione dell’uomo per i suoi simili.
“Cosa spingeva la gente a stipare le tombe dei loro Re di tanti tesori?”
“L’Immortalità! – esclamò il ragazzo; la luce riverberava sulla sabbia e sulle pietre e feriva gli occhi – Il Regno dei Morti doveva essere il riflesso del regno dei vivi. – disse infilandosi cautamente nell’antro. Il pavimento era coperto di una strato di sabbia da cui emergevano sporgenze pietrose; grosse pietre, forse franate, ingombravano anche le pareti laterali – Allora… senti qualcosa? – domandò – Quando si torna in un posto, rimane qualcosa nell’aria, capace di impregnarla di sé anche a distanza di tempo. Tu non senti nulla? Non ti pare di essere già stata qui?”
Quel posto, immerso nella penombra, aveva in sé qualcosa di arcano e misterioso; Isabella si strinse nelle spalle.
“Che devo dire? Non solo qui, ma in tutta la valle si respira aria di mistero. Da Medinet Habu ad Anb’ Naga, la necropoli in cui gli egizi seppellirono i valorosi principi che scacciarono gli Iksos…”
“Gli Iksos? – la interruppe il ragazzo, uscendo all’aperto - Quel popolo di Re-pastori che invasero l’Egitto? Il professor Ashraf sostiene che siano gli Ebrei della Bibbia scacciati dall’Egitto.”
“Personalmente non condivido quella teoria. – Isabella lo seguì di fuori – Ehi, Alì. Guarda.” disse indicando segni di terra smossa,  vanga e badili – Non ci sono scavi autorizzati, qui, che io sappia.”
“Già! Eppure qualcuno sta scavando proprio qui. Per la Barba del Profeta! - imprecò il ragazzo – Dobbiamo informare tuo fratello.”
“Non informerete nessuno, voi due. – una voce li sorprese alle spalle: Abdel il Rosso – E non andrete da nessuna parte. Questa volta non c’è
quell’infernale gorilla a proteggervi.”
”E’ vero. Accidentaccio, come dici tu! Quando c’è bisogno di lui, quello non si fa vedere!”