Capitolo III - seconda parte

Capitolo  III   -  seconda parte


Si precipitarono tutti nella stessa direzione e tutti scompostamente si chinarono a guardare sul fondo della barca il ragazzo che vi giaceva accocolato assieme agli altri.
Era molto giovane. Quindici o sedici anni. Vestiva anch'egli con pelli e pellicce; strisce di cuoio stringevano attorno alle gambe ed ai piedi un pezzo di pelliccia a mò di stivale. Le mani erano protette da guanti e il capo da un cappuccio; una ciocca spuntò da sotto il copricapo, bionda, come le sopracciglia e le ciglia.
Simone gli toccò il capo, gli sollevò leggermente il mento e il contatto produsse un lievissimo scricchiolio.
"E' completamente gelato." osservò.
"Vi dico che ha mosso un braccio ed ha scricchiolato." insisteva l'altro.
"Non è Possibile! Guardatelo... Sembra dormire!"
Sembrava davvero addormentato: gli occhi chiusi e le ciglia serrate, il volto adolescente , bruno per esposizione al sole e una manciata di efelidi. Il naso appuntito divideva due occhi ben distanziati e dal taglio occidentale, che due folte sopracciglia di un biondo scuro separavano da una fronte spaziosa. La mascella era nascosta dai lembi del cappuccio che venivano ad annodarsi sutto il mento.
Il sembiante era gentile, ma l'espressione dell'anima, stampata sul bel volto adolescente da chissà quanti secoli, era di sorpresa e sgomento. Di antica inquietudine.
La stessa che, d'un tratto, si insinuò nell'animo di ognuno dei presenti.
Ancora il miracolo; ancora uno scricchiolio.
"E' proprio vero!... Questo ragazzo è vivo!"
Quelle che seguirono furono parole rotte, smozzicate; i respiri affannosi e congestionati: quel miracolo sgomentava gli animi con domande senza risposte.
"Che cosa... che cosa possiamo fare?  Potrebbe morire..." avanzò la voce preoccupata di Dario.
"Non lo lasceremo morire! - la voce solenne e grave di Simone  - Una barella... Presto!   Ed una anche per il cane. Abbiamo il dovere di salvare queste straordinarie creature."

Furono approntate due barelle ed una terza per gli altri compagni meno fortunati di quel viaggio incredibile nel tempo. Con precauzione sollevarono i corpi irrigiditi dal ghiaccio e dalla morte; il gommone stava sopraggiungendo,  comparendo alla destra di un pinnacolo emergente dall'acqua.
Poco dopo raggiunsero il campo base dove cercarono via radio di comunicare con Oslo.
 S'era, però, alzato un vento violentissimo che   impediva a qualsiasi mezzo di avvicinarsi all'isola e così, dopo un breve consulto, Simone, assistito da Liliana e dagli altri, si occupò dei due soppravvissuti.
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