Capitolo V - seconda parte


"Guardate là!"
Un pescatore puntò l'indice verso destra.
Si girarono tutti in direzione dell'isola corallina: nero,spettrale, le vele scure ed a brandelli, assolutametnte privo della presenza umana, era comparso un veliero. Gli mancava il pennone centrale.
"Il Vascello-Fantasma! - esclamarono in coro i pescatori, poi presero ad invocare i nomi di Allah. Tutti. Uno dietro l'altro.
La voce di Rashid spezzò la litania.
"Io so a chi appartiene quella nave. - esclamò puntando il braccio in avanti - Guarda anche tu, Ibrahim.... Guardate la fiancata.  - il rais indicò il fianco quasi scoperto del veliero - L'acqua salata ha cancellato la tintura nera del legno, ma leggete... leggete il nome. Si vede appena, ma abbastanza chiaramente."
Un attimo di indecisione, poi la voce di Ibrahim che non credeva alla propria voce:
"Nadir! - proruppe  - Quello è il vascello di Nadir."
"Proprio così! - assentì Rashid - L'acqua sta portando alla luce il nome scritto sul fianco."
" Lo-Squalo! - fece eco quella del lord inglese - Io leggo Lo-Squalo!"
"E leggi giusto! - scandì il rais, che fece avanzare tutta la propria emozione  -Quel vascello é Lo-Squalo, la nave di Nadir."
"Nadir, il Pirata? - domandò un pescatore con voce apprensiva -Ma  non é morto?"
"Se... se é morto - gli fece eco un'altra voce - quella é davvero una nave-fantasma!"
"Conosco bene quella nave. - replicò il rais - Ho visto il suo pennone nel porto di Doha. Quella non è una Nave-fantasma... Scopriremo anche questo mistero."
Adesso  era visibile anche la figura femminile legata all'albero maestro, i biondi capelli al vento, il capo reclinato sul petto. Un nodo di indicibile emozione serrava la gola del grande predone. Non era la sua Jasmine, questo gli era parso subito chiaro, ma  se quella cascata di capelli fosse stata bruna, avrebbe potuto essere lei, tanta era la rassomiglianza.
"Puntiamo la prua di questa barca verso l'isola." esclamò cupo, scuotendo con il suo sguardo magnetico  la volontà dei pescatori che, pur forti e coraggiosi, rotti ad ogni esperienza, apparivano inermi di fronte al soprannaturale.

Le  barche  mossero in direzione dell'isola; nello stesso istante, però, il veliero indietreggiò. Si spostò a nord  dell'anello corallino  che circondava l'isola e pochi istanti dopo era già scomparso. L'sola appariva disabitata.
Le barche continuarono a veleggiare.
"Quel tuo amico, Rashid... se proprio di lui si tratta - esordì sir Richard - Avrà un nascondiglio su quest'isola."
"Lo credo anch'io." assentì col capo il rais.
"Ma non c'é nessuna rientranza capace di contenere un nave di quelle dimensioni. - osservò Akim - Abbiamo ispezionato bene tutta la costa nell'aggirare l'sola."
"Dovrà avere  necessariamente un rifugio da qualche parte. - interloquì lo sceicco  Harith che per tutto il tempo si era limitato ad ascoltare ed osservare - Se a guidarlo é davvero Nadir."
"Chiunque sia a guidare quel veliero, come dite voi è appartenuto al vostro amico Nadir. - riprese Akim - Poiché ogni cosa esiste in quanto ha la sua ragione di esistere... ci sarà pure una ragione se quella nave semina il terrore in queste acque."
"Akim ha ragione!" conslusero tutti.

Raggiunsero l'anello di corallo che cingeva l'isola; sembrava una cintura creata apposta per proteggerla dalla furia delle onde.  Tra l'isola e  l'anello c'era uno specchio d'acqua che al lord ricordò il fossato che circondava il castello degli avi, in Scozia. Fu proprio nel fare quel paragone che si ricordò del ponte levatoio.
"Deve esserci un passaggio.  - continuava a ripetere il lord  - Sono convinto che quel veliero abbia il suo nascondiglio in qualche anfratto di quest'isola."
"Eppure, non abbiamo trovato nessun passaggio." insistette Akim,  ma anche  sir Richard insisteva:
"Cerchiamo ancora. Se Nadir è lo spericolato marinaio dei vostri racconti, gli basterà un piccolo varco per penetrare al di là della barriera."